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124 IL SUADENTE SERPENTE KAA

Emergo strisciando dalla grotta dove l’implacabile Indiano Joe trovò la morte, incapace di evadere dall’intricato labirinto nel quale si nascose, costretto,  per sopravvivere durante gli ultimi giorni della sua vita, a mangiare mozziconi di candela e, fuori dal covo dell’Indiano, il mio sguardo si perde all’orizzonte su linee piatte e lontanissime, paesaggio esotico di zebre e polvere africana, l’una e le altre intarsiate insieme come se l’immagine fosse creata da un fotografo-ebanista, su un fondale bianco e rosso di fango e di mosche, insetti ronzanti come pensieri molesti, invadenti come vecchie zie scese giù dal paese in corriera, con la borsa piena zeppa di buste di carta e dolci di saba, mosto di vino cotto, l’odore del paese sulla carta, sulla borsa e sulla pelle delle zie, le gote ispide ma cerose, proprio come il viso di zia P., la prima volta che vidi una persona senza vita, sotto il velo di tessuto trasparente che la proteggeva dalle mosche, la bocca aperta, appena chiusa con un nastro che non impediva che si vedesse da fuori un indizio di quell’abisso nero che era la sua bocca sdentata, bianca come una statua di cera, quasi trasparente, diafana come la fata dei dentini persi, ogni dente depositato sul fondo del pozzo dei desideri, dove sono finiti i denti? pensai, se si trattasse di un pozzo, potrei discendervi con una scala, immaginai, e raccogliere le monete d’oro che si trovano sul fondo, più tardi compresi le discussioni degli adulti sulla protesi di zia P. e compresi che, da qualche parte, dovevano trovarsi, nascosti, i suoi denti finti, magari sotto il cuscino, o in una tasca della gonna, l’idea mi affascinava, potrei mettermi in tasca una parte del corpo di mia zia, camminare tra gli altri come se niente fosse, e senza che nessuno possa sospettare che conservo un pezzo di un’altra persona, morta, in tasca, tutto questo mi dava una certa euforia, mi dava alla testa, come quando, durante le interminabili ore del pomeriggio, i miei genitori erano a letto e io esploravo la casa, smontavo gli elettrodomestici, m’infilavo dentro gli armadi, sotto i letti, cercavo quel misterioso  passaggio sotterraneo che mi avrebbe portato al di là di quel mondo piatto come un fondale fatto di cartone, che mi sembrava già allora una copia poco eccitante della realtà,  come se, per uscirne, bastasse pronunciare una formula magica, o eseguire una misteriosa combinazione di azioni come, per esempio, misurare a passi l’andito di casa, toccando solo le mattonelle dispari, e quel magico rituale mi portava sempre a raggiungere con un percorso che negli scacchi corrispondeva al passo del cavallo, che si muove a salti, disegnando sulla scacchiera le sue rigorose “elle”,  il mobile del salone, quello con le ante curve, quello pieno di bottiglie di liquori vecchi di anni, in cui restava solo l’odore dell’alcol, e un appiccicoso sciroppo dolce sul fondo, da sorseggiare di nascosto, e il segreto mi dava alla testa, mentre mi muovevo a ritroso nella penombra ovattata della casa, l’ebbrezza mi svelava nuove traiettorie disegnate sul pavimento di mattonelle rosse, e allora potevo muovermi come la regina degli scacchi, tracciando lunghe diagonali attraverso il salone, scegliendo quella linea che mi avrebbe condotto attraverso la porta  e fino all’andito, e poi nella mia cameretta, come poteva fare, muovendosi sulla scacchiera, soltanto la regina, il pezzo che preferivo di gran lunga al re, che poteva, sì, muoversi in tutte le direzioni, ma solo un passo alla volta, e a me sembrava un’ingiustizia cosmica, un errore del firmamento, come? il pezzo più importante della scacchiera è il re, non riuscivo a capacitarmi come potesse essere che la regina fosse invece il pezzo più potente sulla scacchiera, doveva esserci qualcosa di sbagliato nelle regole del gioco, pensavo, non poteva che essere così, ripetevo quando, muovendomi a ritroso sulle mattonelle dispari, rientravo spira dopo spira nel mio nascondiglio segreto, sotto il letto, stringendomi da solo come nell’abbraccio di un pitone, come se fossi il suadente serpente Kaa.

~ di Sandro on 7 Marzo 2014.

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