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107 LA SARTA TOPOGRAFICA

In una sorta di cruna del lago s’infila ormai un filo di fiume: il tunnel di diversione è stato chiuso con un ordito di calcestruzzo e ferro. Fino a ieri il Seli River si riversava dentro un buco al piede della montagna. S’ingorgava stagionalmente e sgorgava diuturnamente a valle della diga, verde come un serpente d’acqua. Scorreva poi libero in pianura e cuciva bottoni ad asole di villaggi rattrappiti sulle sponde, ricamava senza bussola i velluti verdi sulle curve di livello, rammendava le sue sponde gialle con la vegetazione lacustre che presto vedrai bruciare. Oggi, rapito agli emissari, imbastito sul filo del traboccamento in punti e croci, e refi di bistro sul modello di carta topografica, dalle selle fino alle valli, il fiume si smacchia, slavato a secco sui muri e sui confini, tra le palme da olio, di cui le macchine si nutrono tra un risvolto e l’altra sponda.

 

L’uomo crea il lago. Impunta con gli spilli il corso del fiume, lo avvilisce di frustranti attese delle piene estive e, alle secche invernali, concede più acqua di quanta concederebbe la media stagionale. Il fiume è stranito. Si assopisce nell’attesa. Sa che deve scorrere verso il mare. Non se lo figura che per scendere a valle ora deve prima compiere il percorso in salita su per il paramento di una diga. È innaturale, pensa, qui sono tutti matti. Madre Natura è forte di una logica schiacciante e il fiume è turbato. Poi si gonfia. Cresce e s’ingolfa da Bumbuna fino a Yben, da valle a monte, su fino a dove vivono quelli che nemmeno si figurano in sogno di vedere un fiume che attraversa una montagna, quelli che manco sanno cos’è una diga. Nemmeno sanno cos’è la turbina, e l’energia, peraltro elettrica, e la lampadina con il filo di tungsteno. Nemmeno s’immaginano cosa voglia rappresentare questa manifestazione di artificialità chè, se non conosci altro che la naturalissima terra, e il groviglio del bush, e la fame famelica, il resto perde d’interesse, si confonde terreo nei toni rossastri di un tramonto fangoso. Il resto è terra del Maometto, o dello sciamano, o di un qualche altro spirito del bush.

 

Il bollettino giornaliero mi informa che il livello dell’acqua nel reservoir sale di un tanto all’ora, o al giorno: tot metri cubi al secondo, tot metri di apertura della paratoia radiale, tot ore di preavviso alle popolazioni a valle per lo scarico delle acque in esubero. Particolare da non sottovalutare: l’uomo è ora il comandante del fiume e, se egli decide che il livello dell’invaso non deve crescere, o se magari ritiene che sia necessario abbassarlo, il comandante scarica a valle le acque in eccesso. In poche ore il fiume s’ingrossa, si scrolla dalla golena in un’onda di piena biblica, mica roba da scherzare. La paratoia si apre, l’onda si guarda intorno e vede che la via è libera. Timidamente si sdraia sul letto del fiume. Poi prende coraggio, si lancia al galoppo e vien giù una di quelle piene che l’acqua ti sale dai piedi alle ginocchia nel giro di un minuto e, se non sei lesto a levarti dall’alveo del fiume, al terzo minuto sei già bel bello che rapito, c’è poco da scherzare. Le radio gracchiano. Negli sperduti villaggi fluviali, il Governo ha distribuito alla popolazione le radio a batteria. Orecchie attaccate all’altoparlante: il primo che sente la notizia di un rilascio di acqua dalla diga, si lanci ai tamburi, o agli SMS. Alla larga dal fiume: il messaggio è breve, la gente presta l’orecchio mentre dimena le anche al suono del reggae. Il bush risuona di tam tam paleolitici e suonerie polifoniche.

È l’Affrica, bella mia, e ci si arrangia ognuno come può.

~ di Sandro on 28 Aprile 2008.

13 Risposte to “107 LA SARTA TOPOGRAFICA”

  1. In poche ore il fiume s’ingrossa, si scrolla dalla golena in un’onda di piena biblica, mica roba da scherzare. La paratoia si apre, l’onda si guarda intorno e vede che la via è libera. Timidamente si sdraia sul letto del fiume. Poi prende coraggio, si lancia al galoppo e vien giù una di quelle piene che l’acqua ti sale dai piedi alle ginocchia nel giro di un minuto e, se non sei lesto a levarti dall’alveo del fiume, al terzo minuto sei già bel bello che rapito, c’è poco da scherzare..

    interessante…

  2. nuovo post.
    sempre emozionante.
    ma tu?
    tu, dove sei?

  3. …ecco dov’eri finito!!! addirittura in Sierra Leone…
    comunque sono belli i tuoi post, è veramente un piacere leggerli… come sempre:-)

  4. l’africa è qualcosa che uno si porta nel fondo dell’anima…

    nel mio piccolo la diga mi ricorda quella dei laghi delle dolomiti.. tutti artificiali.. ho sempre provato angoscia a starci sotto o a raggiungere l’orlo con una barchetta, perchè a volte sarebbe bastata un’onda…

    ben tornato!!!!!!!

  5. ti leggo sempre volentieri,i tuoi pensieri a volte sono contorti come tronchi d’albero che migliaia di criceti stanno facendo girare nella corrente di un fiume,a volte illuminanti come fulmini nel cielo grigio topo di una Milano sempre uguale a se stessa,sempre becera ,arraffona,elegantemente stracciona,insomma quel ipo di ambiente dal quale vorresti essere distante anni luce e che pensa di essere il mondo quando invece il mondo,tu mi stai insegnando essere tutt’altro.Un abbraccio,Sandro.Danilo

  6. ho deciso scappo in afrika… non ne posso più di questo mondoooooo

    zao!

  7. stai bene, sì?

  8. che fine hai fatto vecchio filibustiere….dacci tue notizie,ti vogliamo bene.

    Danilo

  9. troppo banale lasciarti un commento.

  10. Ho ritrovato un tuo vecchio commento su un mio vecchio post. Non mi è parso un gran commento, ma mi ha fatto ricordare di te. Il blog come si vede è abbandonato,ma sono sicuro che ci ripassi di tanto in tanto. Ero penultimo e ora sono mio capitano, ciao

  11. io e il mio bambino contraccambiamo i tuoi saluti.. bacio Cristiama

  12. un agurio di buone feste .. ti auguro tutta la felicita’ di questo mondo… da una lontana amica e sua figlia che ora ha 2 mesi: Cristy e Luce…

  13. Ho pianto. Bella la foto. B.