header image
 

123 LE STELLE D’ARGENTO COSTAN CINQUECENTO

Confidando nella protezione degli dei, hai spinto la barca in mare. Hai navigato con le vele gonfiate dal vento della giovinezza, attraverso mari spumosi, sempre più lontano, fino a che non sei sprofondato nella melassa tropicale. Ora, hai quarant’anni: sei perso nel vento morto.

Ero un bambino, leggevo i libri immerso nella luce azzurrina che filtrava attraverso le tende della mia stanza. Ero attratto da quell’abisso ovattato nel quale sprofondavo, e dal quale uscivo con circospezione solo quando riaprivo la porta, come se si trattasse di affacciarsi in un mondo popolato di creature immaginarie, fuori dalla stanza, per poi rientrare in me stesso, dopo, nell’oscurità uterina del mio angolo preferito. Trascorrevo interi pomeriggi dentro l’armadio, o sotto il letto. Probabilmente si trattava di esperimenti per capire se qualcuno sarebbe mai venuto a cercarmi. Non veniva mai nessuno. Riaprivo la porta sul tardi, prima di cena. Il mio film preferito era 2001 Odissea nello spazio. Non credo che nessun altro ragazzino abbia capito quel film quanto me. Frank si perde nel cosmo e Dave resta solo, ultimo uomo sulla nave, ultimo uomo dell’Universo. Chiuso nel suo guscio spaziale, precipita verso il monolite, che non è altro che una porta verso un’autostrada galattica. Dave si lascerà alle spalle, nel suo viaggio verso il luogo più distante che si sia mai immaginato, non solo la Terra, ma anche la galassia. Ritornerà, in un futuro non definito, trasformato in un essere super-umano, e quindi unico rappresentante della nuova specie.
Ci si abitua alla mancanza degli altri, e ci si abitua alla mancanza di se stessi. E’ un lento rinsecchimento, quello a cui ci si abitua. Mi sto asciugando, stretto nella melassa tropicale, e credo che tutto ciò durerà in eterno, come il legno fossile ai margini del deserto del Sahara.

J.R.Wilcock, Poesie, da “La parola morte”

Pensa, uomo civile, che sei l’ultimo
uomo rimasto sulla terra e pensa:
tutti i diamanti sono tornati sassi,
sei il re dell’America e della Russia,
con le sterline puoi pulirti il culo
ma perché dovresti ormai pulirtelo,
per uno scrupolo verso i vermi?
E come il fallo cerca la vulva assente,
la tua lingua va in cerca di un orecchio,
metti la maschera d’oro di Agamennone
e ti guardi allo specchio, ma non ti parla,
cerchi la Sfinge, ma non ti fa domande,
leggi i giornali vecchi per ritrovare
la voce immonda della razza scomparsa,
avara, ipocrita, assassina e ladra,
ma almeno ti parlava, non come adesso,
ti mentiva, ti odiava, ti dileggiava,
ma ti parlava e a volte ti ascoltava,
rimpiangi il giudice, lo sbirro, il boia,
che erano te specchiato con la maschera,
ma quelle labbra d’oro ti parlavano,
non come le ricchezze della terra
che senza le parole sono polvere,
ceneri, cenci, sassi, carte e metalli.
Puoi fare quel che vuoi, chi è solo è morto.
Ma quell’uomo civile che era l’ultimo
uomo rimasto sulla terra si mise
sulla faccia la maschera di Agamennone
e si sdraiò nel sepolcro a Micene
sperando che Qualcuno lo vedesse.

~ di Sandro on 11 Febbraio 2014.

Una risposta to “123 LE STELLE D’ARGENTO COSTAN CINQUECENTO”

  1. sono stata peggio: Tenebre vaganti, allucinate maschere regnanti,
    quel che è non è,
    caos totale, follia dei sensi,
    turbinio di variopinte utopie in agguato,
    nudi pensieri danzano in fiamme
    nel nero oscuro abisso,
    guazzabuglio di mere assurdità
    sottofondo al buio caos.
    Da sveglio caddi in un sonno profondo
    sbarcando in una nuova galassia
    dove incontrai la verità
    nuotai e mi persi nell’infinito.
    Finalmente vidi la luce,
    un immenso senso di quiete mi travolse
    ma mai fui più solo.
    in versi…. di qualcuno