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122 IL FUMATORE D’OPPIO

Lo sciabordìo del kayak che scivola sulla superficie dell’acqua è un suono effervescente. Non si alza un’onda, e il mare sprofonda lentamente nell’inchiostro della notte.  La volta stellata è un globo liquido e, in questo istante, io, e soltanto io, sono quel punto che ne segna il centro geometrico.

Eppure, avverto un rombo sopito dietro le mie spalle: è la Città del sole. Galleggia, intorpidita, nel calore liquoroso di questa sera d’agosto, con il suo distante carico umano. Tra sé e sé, la bellezza erompe dal petto, e si sparge in rivoli salati, confondendosi con il  mare.

Ho cercato di capire cosa fosse la felicità. Non riuscendo, mi sono limitato a godere della bellezza.  Ho vissuto quegli effimeri momenti che lasciano l’aroma dolciastro, e il sapore amaro, come un fumatore d’oppio. Ho respirato quella inedia intellettuale di cui le cose del mondo sono ricoperte, come se si trattasse della cenere trasportata da un incendio lontano. Invece, si trattava solo della contemplazione della bellezza.

Abbasso un braccio e lascio che l’acqua scorra pigramente intorno a me. Osservo le cose e cerco di non badare alla loro apparenza, e alla reciproca appartenenza. Parlo poco. Evito di frequentare luoghi noti. Veramente, non ho mai capito che non ci si può sentire felici, da soli.

~ di Sandro on 10 Agosto 2013.

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