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118 DELIRIO

New York, scendi dall’aereo, e non capisci subito cos’è, il taxi ti porta attraverso strade larghissime, ma non larghe quanto a Los Angeles, ingombre di auto enormi, ma hanno sempre quattro ruote, e allora guardi verso i marciapiedi che sfilano dietro nel finestrino, e vedi pezzi di case, con il giardinetto davanti, senza cancello, senza recinzione, e le sedie di plastica, e la bandiera americana, quelle cose che vedi in tutti i telefilm, istantanee famigliari, gente che cammina, cartelli stradali gialli, tutta roba americana, ma niente di particolarmente newyorkese,

e poi arrivi ad Harlem, in un palazzo di mattoni scuri, incroci gente per le scale, sorry, hi, tutti neri americani, o forse no, uomini grandi come mammiferi africani, pance a bizzeffe, ma niente di straordinario, nemmeno l’appartamento dove entri, ne hai visto di simili dappertutto, nel mondo, ovunque si costruisce così, il legno, la plastica sulle pareti, in Italia no, le case sono case di mattoni, muri di mattoni anche dentro il tuo appartamento, come se il lupo che soffierà via la casa sia in agguato nel tuo bagno, o le termiti tropicali stiano già lavorando dietro la cucina a gas, e c’è una camera da letto, un soggiorno angolo cottura, un bagno, senza bidet, ovvio, ma la tazza del cesso è diversa, è fatta apposta per restare sempre pulita, è una cosa americana, ma l’acqua calda è condominiale, dalla doccia ne esce una cascata come quelle del Niagara, e la lavanderia sta nel seminterrato, con l’asciugheria, e la spazzatura la infili in un buco nel muro, già differenziata, e non la vedi più, ma queste cose magari le trovi anche in un condominio di Niguarda, anzi, lì ci trovi pure il bidet, ma questi dettagli li noti solo perché sei un europeo provinciale, entri nella subway e riusci pure a farti una metrocard con la carta di credito al secondo tentativo, e ti butti giù nelle rampe seguendo la corrente, un infinito numero di rivoli umani che confluisce nel fiume che scorre verso sud, express train to downtown, dice l’altoparlante, scendiamo alla Quarantaduesima, dici tu, la prima immagine che vuoi avere di New York, è dalla Quarantaduesima, sotto il Chrisler Building, quello che hai sempre sognato di vedere, la Torre di Babele, cammini sotto terra, sali l’ultima rampa di scale e esci all’esterno.

E qui resti secco, con il naso per aria; intorno a te, il delirio.

~ di Sandro on 27 Giugno 2013.

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