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21 SULLA STRADA, QUANTOMENO

Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti.
(Paolo Conte)

Lungo la strada ci si imbatteva in vicoli ciechi, biforcazioni e incroci; si sceglieva allora una direzione, ognuno con la propria bussola in mano e una moneta nell’altra e si andava. Era inutile, oltre che stupido, una volta esercitato il proprio Diritto di Scelta, voltarsi indietro per ottenere conforto dalle proprie orme. Accadeva di rado di fare la cosa giusta e ciò riguardava soltanto decisioni di secondaria importanza. Capitava che si cambiasse vita, donna, idee, ma soltanto per un passo o due. Si lanciava la moneta in aria e la croce di prima era ora una testa o viceversa. Poi capitava pure che si ritornasse sui propri passi per qualche metro. Non metaforicamente però: si rimettevano i piedi nelle stesse orme camminando indietro, un passo dopo l’altro. Accadeva inoltre che, come quando si cammina nel fango, ogni passo affondasse un pò di più nell’orma del precedente e che, ogni volta, estrarre il piede divenisse sempre più faticoso; per non parlare dell’equilibrio precario e del rumore volgare che quello sciacquìo provocava. Ciomf, ciomf, va tutto bene. Ciomf, ciomf, non voltatevi.

Qualcuno attendeva lungo la strada che le mele maturassero sugli alberi per scegliere le migliori ma quelle, invariabilmente, gli cadevano ai piedi prima che si potesse afferrarle. Ci si imbatteva talvolta in capannelli di persone ferme ai lati della strada in attesa sotto gli alberi ed il vecchio Isaac li guardava e se ne fotteva. Qualche ardito provava a salirci, su quegli alberi. Una volta su, scrutava e scrutava; poi invariabilmente prorompeva in urla dissennate all’indirizzo di un qualche movimento di gente lontana e la cosa finiva lì. Altri sceglievano vie d’acqua e navigavano in cerca di un porto sicuro: anche Seneca se ne fotteva.

Funzionava tutto al contrario; quando si diceva : mi fermo, ti si chiedeva: aspetti qualcuno? quando si ripartiva ti si domandava: dove vai? La tendenza era allora quella di minimizzare la jella tirata dai menagrami e di economizzare le risposte: si stava a casa a bere birra gelata o si usciva al market per comprare birra gelata, a seconda della scorta di birra che si teneva in frigo. Era una grande conquista, aver legato indissolubilmente una ricerca metafisica alla quantità numerabile di lattine di birra infrascate in ghiacciaia. Alcune serate trascorrevano lisce lisce, altre si facevano notare per la loro ingombrante vacuità. Nei due casi restava comunque la vaghezza di partire verso un posto dove potersi sedere sotto un baobab e bere birra ghiacciata quando cazzo se ne avesse avuta la voglia.

Le depressioni tropicali turbinavano anticicloniche e capitava pure che ci si andasse a cozzare contro per mancanza di visibilità. Per leggere il quadrante dei barometri aneroidi si scendeva in cantina e si approfittava del luogo per trarre auspici dai fondi decantati dei bicchieri di vino. Altre volte si attraversavano Deserti dei Tartari, Paludi della Tranquillità e Mari e Monti. Perlopiù si era accompagnati da lunghi silenzi rotti come cristalli da fitte corrispondenze epistolari nevrotiche. Le schegge dei cristalli tintinnavano poi sul tatami verde della vita dove si combatteva, si cadeva e ci si rialzava. Qualche volta si andava spediti per chilometri, altre volte si barcollava per pochi metri tenuti a braccetto da Bacco e da Tabacco. Venere era tramontato ed il proseguire in quelle condizioni procurava non pochi scontri al buio.

La strada era quanto mai varia e capitava che subito dopo una curva il paesaggio mutasse come in un diorama al museo che, quando giri l’angolo, passi dagli orsi polari alle gazzelle dorcadi. Si progettavano safari leo-equatoriali, bianche ascensioni su vette alpine o pellegrinaggi in Terra Santa, a seconda dell’umore. Nel dubbio si proseguiva in metodiche ricerche universitarie volte a stabilire se, alla fine di un tunnel, se ne potesse senza dubbio individuare l’uscita. I compagni di viaggio dopo un certo lasso di tempo se ne andavano perlopiù per i cazzi loro; di quelli che rimanevano, era certo che si erano persi e che pensavano di poter essere guidati altrove.

La parola d’ordine era: recriminazione e con essa si cercava di lastricare nuove strade. Queste però non reggevano il confronto con quelle lasciate alle spalle che restavano sempre pulite e scorrevoli. Addirittura le recriminate si prestavano ottimamente ad apparire nei sogni con il loro odore di nuovo come quello che senti all’interno delle auto appena acquistate.

Ecco, per esempio: ricordo ragazza perugina sventolante bianco drappo su banchina di stazione. Che ne è stato? forse partita per lontani orizzonti guatemaltechi? forse maritata con rude contadino armeno? Qualche volta cerco nelle mie tasche cosa ne sia restato di quell’incendio, se in qualche piega ovattata ne bruci ancora una fiammella. Il punto è che si trattò comunque di manovra di deviatoio ferroviario; per i nostri scopi: binario lasciato alle spalle, inevitabilmente.

~ di Sandro on 18 Dicembre 2005. Tagged: , ,

6 Risposte to “21 SULLA STRADA, QUANTOMENO”

  1. lasciarsi la storia alle spalle, reinventare la vita

  2. La vita è piena di strade (e di scale), un intreccio di sentieri che a volte sembra un labirinto. Strade di ogni tipo e non sempre quella migliore è anche la più diretta. Voltarsi indietro vuol dire guardare le svolte che si son prese via via procedendo, a volte la scelta è stata quella giusta… a volte no, anche se al momento sembrava tale… pazienza. Penso che sia importante considerare parte di sè e della propria storia anche quelle che consideriamo “sbagliate”.

  3. non mi guardo mai indietro.
    se lo facessi, avrei paura ad andare avanti.
    oggi, non guardo neanche più avanti.
    mi fisso i piedi.
    e aspetto.

  4. Ottimo il carico di sabbia per Zirone!
    Si accettano altre richieste, tutte rigorosamente nel nome della generosità e dell’altruismo!
    Ciaociao!

  5. Ciao Tung!
    il post sulle strade lastricate, asfaltate, binariate… panchinate di ragazze che sventolano bandiere bianche mi lascia attonita come ha asciato attonito te il mio ex carrubo…
    Buon Natale, anche se con qualche giorno d’anticipo…

  6. Nel dubbio si proseguiva in metodiche ricerche universitarie volte a stabilire se, alla fine di un tunnel, se ne potesse senza dubbio individuare l’uscita.